Flavia Zaganelli +

Placebo Dances

English

La delicatezza dell’avvicinamento non appartiene agli occhi.
Come amanti disorientate, vaghiamo
con lievi pretese e potenti intuizioni
a celebrare la salvezza del sentire con anticipo.
Siamo chiaroveggenza erotica.
Antidoto ai tempi bui, sussurriamo un infrangibile augurio:
sorridersi, riconoscersi
e se c’è un desiderio, cedere.
(il nostro potere: provare piacere)


Placebo Dances
è un'ampia indagine attorno e verso Piacere.

E’ un atlante aperto di pratiche, esercizi e danze alla ricerca di stati di grazia, e di piacere.

Partendo dall’attenzione iniziale sul respiro che, guidato e addomesticato, permette ai corpi di scomporsi tra stati di estasi e abbandono, due capi opposti di una stessa tensione fisica ed emotiva, le Placebo Dances cercano posture scosse dal desiderio, che scompongano dolcemente i corpi e li facciano vacillare.

Con le Placebo Dances si attraversano stati di presenza in uno spazio-tempo che richiede di rimettere in discussione il situarsi del nostro corpo, ed il suo stesso posizionamento nel mondo.

Il piacere è qui la salvezza in tempi di catastrofe.

Le Placebo Dances si prestano a diventare dispositivi relazionali aperti a diverse forme collettive di condivisione – performative, laboratoriali e comunitarie - per trovare una vicinanza dei corpi che renda erotico il nostro stare al mondo.

Crediti
idea
Flavia Zaganelli
performance, ricerca María Durbá, Lucrezia Rosellini, Flavia Zaganelli
suono Krzysztof Bagiński
disegno luci Fabrizio Piro
mentoring Silvia Bottiroli, Maria F. Scaroni
produzione Associazione L'Altra, Flavia Zaganelli
promozione in dialogo con Irene Rossini
supporto multiforme Valentina Felicetti, Elena Mattioli, DAS, Francesca Siracusa, Agnese Banti, Genny Gennaio

Progetto vincitore di Boarding Pass Plus Dance 2023 in collaborazione con Santarcangelo Festival, Moving in November Festival, IIC Helsinki e Lisa Pentii + Co Studio

sostenuto da Santarcangelo Festival, Lavanderia a Vapore nell'ambito del progetto residenze coreografiche, Alchemilla, Graner, IIC Barcellona, Dom Utopii, IIC Cracovia, Fuoriprogramma Festival, Altes Finanzamt-Berlin

all'interno di LANDING, progetto sostenuto dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale realizzato da Santarcangelo Festival. Si ringrazia l’area Export di ATER Fondazione per il prezioso supporto

Accessibilità
Performace immersiva in prossimità tra pubblico e performers.
Previste sedute prevalentemente a terra su cuscini, alcune sedute sopraelevate disponibili.
Benvenute persone con mobilità ridotta.

Premiere
Santarcangelo Festival 10, 11, 12 luglio 2025

La danza, pratica di emancipazione di Silvia Bottiroli

"...Placebo Dances apre così lo spazio – quello materiale della pratica e dell’incontro, quello immaginifico di ciò che è come potenza – alla pratica condivisa di passioni gioiose, e riafferma un tratto fondamentale della danza: il suo essere pratica di emancipazione, di invenzione del sé, di tessitura di dimensioni collettive in cui prendono forme nuove percezioni, diverse sensazioni."

Rassegna stampa selezionata

Il corpo come rituale tra estasi e resistenza. Placebo Dances di Flavia Zaganelli.
Emilia Romagna Cultura e Spettacolo. 11 luglio 2025.
"...Non una danza nel senso tradizionale, ma un dispositivo vivo e sensoriale, che attraversa i concetti di piacere, cura e presenza. In un’epoca in cui il corpo è spesso ridotto a performance o consumo, Zaganelli lo riscatta e lo trasforma in materia relazionale, capace di accogliere, stimolare e destabilizzare. Placebo Dances è un invito a stare. A respirare insieme. A lasciarsi attraversare da ciò che non può essere detto con le parole..."

Un delicato vortice di energia di Sofia Zecchinelli
Teatro e critica. Giugno 2024.
"...
Sbatto le palpebre e il mio sguardo viene completamente catturato dai corpi delle tre danzatrici (oltre a Zaganelli Lucrezia Rosellini e Maria Durbà), che, poggiate dolcemente sul pavimento, avevano già librato il movimento circolare, ipnotico ed elegante dei loro bacini, che non mi avrebbe più lasciata, neanche al termine della performance. Le giovani donne sembrano sole in mezzo a noi mentre danzano attorno al focolare del proprio centro eroico principale. Un moto femminile e virile insieme: un’accoglienza intraprendente, una grazia provocante. Più i loro bacini disegnano movimenti liberi, più il mio sente il peso e le costrizioni di una società e di una cultura universali che forse continuano a temere tutto ciò..."

Progetto successivo:

electrica /ecosi'stɛma/

La danza, pratica di emancipazione di Silvia Bottiroli

Placebo Dances è innanzitutto uno spazio, tanto materiale e immateriale. Il luogo di un incontro tra tre performer, e tra loro e un certo numero di spettatrici e visitatori – e anche lo spazio, immaginifico e potenziale innanzitutto, di una indagine dentro e attorno al piacere, al suo rapporto con il corpo, la pelle, l’essere insieme con altre, l’essere sole, anche, insieme ad altre.

Uno spazio striato, che si sviluppa nel tempo continuo della ricerca artistica e che si costituisce innanzitutto come pratica, e pratica di cura di sé specificamente. Una pratica, nel senso di un fare che si ripete, sostanzia i giorni e il modo di stare al mondo. Una pratica di cura di sé, à la Foucault, nel senso di un fare che no ha oggetto se non il proprio farsi, e non ha soggetto se non un sé che nella pratica viene non solo ripensato, e costituito, ma anche inventato: una soggettività emergente che non ha a che fare con una identità personale specifica quanto piuttosto con la possibilità di farsi soggetto, tanto individuale quanto collettivo.

Il piacere è, di questa pratica, tanto l’oggetto quanto l’orizzonte. Oggetto di indagine appunto, sensazione esplorata e ricercata attraverso il corpo, i suoi movimenti, il rapporto con la musica e con le diverse texture dello spazio fisico, e pure orizzonte in rapporto al quale il corpo si pone, diventando vettore e linea in movimento, veicolo per sensazioni e percezioni, e superficie attraverso la quale anche altre soggettività, quelle di chi osserva, entrano in rapporto con la possibilità del piacere. La forma che questa pratica prende, la forma che il piacere crea, è quella di una danza, anzi di una serie di danze. Serie aperta, non definita a priori, non misurabile.
Non una danza ma delle danze: plurali come plurali sono i corpi, e plurali perché molteplici, non numerabili, non destinate a esaurirsi o finire.

Placebo Dances apre così lo spazio – quello materiale della pratica e dell’incontro, quello immaginifico di ciò che è come potenza – alla pratica condivisa di passioni gioiose, e riafferma un tratto fondamentale della danza: il suo essere pratica di emancipazione, di invenzione del sé, di tessitura di dimensioni collettive in cui prendono forme nuove percezioni, diverse sensazioni.